Il terzo settore protagonista del cambiamento sociale ed economico. Un incontro a Torino

Servizi per le persone disabili, salvaguardia dell’infanzia, contrasto alla povertà. Su questi tre nodi si è articolato il #socialdì2013 che si è tenuto venerdì 19 aprile all’Environment Park di Torino. Tre aspetti problematici e controversi nel panorama delle politiche sociali italiane, dato che proprio gli ambiti citati sono quelli su cui si investe di meno nel nostro Paese. Le circa quaranta associazioni che fanno parte del Forum del Terzo Settore in Piemonte hanno dato un titolo molto ambizioso alla giornata di incontro e confronto, a cui sono stati invitati anche rappresentanti istituzionali della Regione Piemonte e della città di Torino: Il Terzo Settore protagonista del cambiamento sociale ed economico.
In un momento di crisi, il nostro Paese non può permettersi di fare tagli al welfare, al benessere dei cittadini, con ricadute che vanno a colpire soprattutto coloro che vivono in una condizione di emarginazione e ristrettezza. E il ‘sociale’, cioè l’insieme di tutte quelle realtà, enti, associazioni, cooperative, strutture di volontariato che operano per il ‘bene comune’ ha voluto dare un segnale forte e chiaro ai rappresentanti pubblici: sui diritti non si indietreggia.
‘Sussidiarietà’ non vuol dire delegare a terzi un compito che è della politica, e cioè assicurare uguaglianza e pari dignità a tutti i cittadini.
Pubblico e privato devono lavorare in sinergia, confrontarsi e mettere insieme competenze, risorse e conoscenze per assolvere ad un compito che è imprescindibile,non accessorio.
Tra gli interventi, è quello della portavoce regionale del Forum, Anna Di Mascio, a esprimere meglio il sentire della platea, composta essenzialmente da operatori e volontari del Terzo Settore: «Il welfare oggi è gravemente ‘malato’; per mancanza di risorse, per la miopia politica e istituzionale che ci assegna risorse insignificanti e un ruolo caritatevole. Nonostante i tagli, i Comuni in Piemonte hanno scelto di mantenere il più possibile i servizi erogati. In tale situazione tuttavia non si può certo parlare di espandere i servizi sociali, educativi, sociosanitari». Insomma, la ‘rete’, l’ottimizzazione delle risorse per continuare a fare, nonostante tutto, il proprio lavoro (a costo di sacrifici che spesso portano alla chiusura o al ridimensionamento di servizi e sovente ai ritardi negli stipendi dei lavoratori del sociale) non è più sufficiente, quando i fondi destinati al welfare in Piemonte (in linea con quanto accade in buona parte della Penisola) sono dimezzati nel giro di un paio d’anni: da 200 milioni a poco più di 100 per adempiere agli stessi compiti, anzi, con sempre più persone che la crisi spinge a bussare alle porte delle associazioni.
Per questo il Forum ha consegnato alla Regione Piemonte una serie di richieste raccolte in un documento. In sintesi: avere voce in capitolo nei tavoli di confronto, risorse adeguate e il riconoscimento per un lavoro che (ora più che mai) può contribuire a far ripartire il Paese. Senza lasciare indietro gli ultimi.

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